Flavio Lucchini ha esposto le sue opere alla MyOwnGallery di Zona Tortona durante l’Affordable Art Fair Milano, che si è tenuta dal 10 al 12 Febbraio negli spazi del Supertudio Più.

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Flavio Lucchini, classe 1928, si può considerare uno dei personaggio più influente dell’editoria di moda italiana. Distinguendosi per l’avaguardia del suo lavoro come art-director, dal 1962 Lucchini lavora, tra le altre,  per il Corriere della Sera e Condé Nast per cui lancia Vogue Italia e definisce stile e carattere di tutte le riviste del gruppo. Non solo un artista, ma anche un talent-scout che scopre e sostiene molti giovani che diventeranno giornalisti di successo, grandi stilisti e fotografi, come lo stesso Giovanni Gastel ci raccontò in occasione del Glamour Beauty Show proprio al Superstudio Più di Zona Tortona.

Nelle sue opere Lucchini esplora i rapporti tra arte e moda:

“Mi muovo tra classicismo e new pop, in una sorta di filo diretto tra Canova e Jeff Koons – spiega. Mi interessa il mistero, la magia della moda, divinizzarla e, nello stesso tempo, dissacrarla »

Il suo percorso artistico si snoda dagli altorilievi Fashion-lunapark dei primi anni ’90, iconici e esagerati ai Dress-Toys (1993/95), cubetti irregolari casualmente disposti fino a rappresentare figure e vestiti come fossero costruzioni di bambini ai Totem urbani. Con i Gold, sculture in bronzo dorato o rivestite di foglia d’oro, crea piccoli idoli pagani, omaggio ai vestiti-mito dei nostri tempi. Dress-Memory, in resina bianca laccata, ipotizza tracce indistruttibili di moda, una sorta di archeologia dell’abito che affiora dalla materia. I Ghost sono fantasmi d’abito senza corpo. Poi  le Dolls, sculture come colorate ragazzine dei nostri tempi e i Marshmallows, opere zuccherine dal tratto infantile. In Faces, volti di donna in altorilievo, i lineamenti mutano con la luce, riflessione sulle diverse identità e sulla chirurgia estetica che rende tutte uguali.
Attraverso la sua arte Lucchini, attento ai fenomeni sociali, rilegge l’abito che affiora dal passato e si sta insinuando profondamente nel presente e nel mondo occidentale. I Burqa, opere digitali e sculture riflettono sulla donna negata, sulla insopprimibile voglia di essere se stesse, anche utilizzando un linguaggio provocatorio, i codici del fashion e della pubblicità. Oggi la ricerca di Lucchini si muove tra sacro e profano, con una rivisitazione digitale delle più famose opere a tema religioso del passato contaminate dalle icone e dai comportamenti di oggi.

Lucchini vive tra Milano, dove ha il suo atelier, aperto fin dal 1990 e un imponente archivio-galleria, Parigi nella home-gallery di Saint Germain e Dubai.

MyOwnGallery – Via Tortona 27, Milano

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